In Italia e in Europa per l’unità a Sinistra-”EcoSocialisti” nel e col PD.

1. Il Laboratorio Politico saluta il vento nuovo che sta cominciando a soffiare in Europa.

Dopo gli anni del dominio delle politiche neoliberiste, e in conseguenza della gravissima crisi apertasi nel 2008 e affrontata dalle destre con politiche recessive, fondate solo sul taglio della spesa pubblica e sulle privatizzazioni, la vittoria socialista in Francia, e quelle laburiste e socialdemocratiche nelle elezioni amministrative in Gran Bretagna e in Germania, e l’affermazione al primo turno dei candidati del centrosinistra e del Partito Democratico in Italia, aprono l’opportunità di quella grande svolta a sinistra in Europa di cui, al momento della costituzione del nostro Laboratorio, abbiamo parlato e per la quale in questi mesi ci siamo con tenacia battuti. D’altra parte anche l’esito elettorale greco e l’avvitarsi della crisi in questo Paese rappresenta un altro aspetto, tragico, del fallimento delle politiche della destra e dei popolari europei.

Siamo ora attivamente impegnati affinché ai ballottaggi di domenica prossima il risultato del centrosinistra si consolidi.

Il Laboratorio Politico sostiene le lotte e le proteste democratiche che attraversano tutto il Paese, dal nord al Mezzogiorno alle isole, nelle quali si manifesta un profondo disagio sociale, destinato, nei prossimi mesi, ad aggravarsi. In particolare l’aumento del ricorso alla cassa integrazione, la perdita di migliaia di posti di lavoro e il venir meno della possibilità di occupazione e di reddito, che riguarda in modo consistente le fasce meno tutelate (lavoro femminile, precariato giovanile), la chiusura di molte piccole e piccolissime aziende, l’aumento della pressione fiscale e contributiva, determinano una grande emergenza che riguarda trasversalmente tutto il mondo dei lavori, i ceti medi e le famiglie. Siamo al fianco del movimento sindacale e di altre proteste sociali, fino a quelle democratiche e non violente che riguardano la politica dell’Agenzia delle Entrate, debole con i forti e forte con i deboli, e le modalità sbrigative per recuperare ammende e piccoli tributi. Siamo al fianco del movimento delle donne che, con Se non ora quando, rilancia la sua iniziativa. Così come dei movimenti civici per i beni comuni, a partire da quello per l’acqua pubblica, e dei comitati e network giovanili che, dal precariato ai talenti culturali alla libera circolazione della conoscenza, stanno facendo diventare il web italiano uno straordinario strumento di partecipazione e di soggettività. Lavoriamo perché questi movimenti contrastino a viso aperto chi vuole seminare violenza e terrorismo, e perché si connettano a un nuovo centrosinistra “sociale” e al PD.
Il Partito democratico non deve più accettare il tentativo di trasformare il sostegno parlamentare al Governo presieduto da Mario Monti in una maggioranza politica – il cosiddetto ABC – totalmente estranea alla storia, ai valori, alla politica e alla prospettiva del PD.

Ci sono, fra l’altro, scelte recenti del Governo assolutamente inaccettabili: come la nomina del Prefetto De Gennaro a Sottosegretario, che riapre una ferita mai rimarginata per la generazione che ha vissuto i fatti di Genova del 2001.

Per avere ancora un senso, il Governo Monti deve cambiare rotta rapidamente, facendo scelte nella direzione della giustizia sociale, della crescita e dello sviluppo sostenibile, da sostenere in Europa insieme al nuovo corso di Hollande e, in Italia, con misure antirecessive e prendendo atto della sconfitta delle destre e delle loro politiche.

Per questo occorre una svolta e un nuovo quadro politico.

Il PD deve lavorare per costruire un più solido centrosinistra e un’alleanza ampia, in grado di contrastare i tentativi in atto di organizzare un nuovo blocco politico tra destra e moderati. Il nuovo centrosinistra e il PD in primo luogo si debbono candidare a governare, in collegamento con le grandi forze progressiste europee, la ricostruzione nel 2013. E’ indispensabile promuovere un confronto programmatico tra le forze del centrosinistra, le componenti sociali, i movimenti, le reti civiche (a cui intendiamo partecipare con il nostro contributo del seminario del Laboratorio a Orvieto il 22 e il 23 giugno prossimi) e sostenere nelle eventuali primarie di coalizione, volte a definire programma e candidature, la candidatura a premier di Pierluigi Bersani.

Il Laboratorio Politico avverte con grande preoccupazione la gravissima crisi di fiducia che investe la politica, le istituzioni, le forme della rappresentanza, in primo luogo i partiti, che colpisce in parte anche il PD, e che configura una nuova questione morale.

Per questa ragione intendiamo proporre, sotto forma della scrittura collettiva e in rete, un nuovo statuto, per realizzare un partito democratico e della partecipazione, aperto alle forze sociali, ai movimenti, alle reti, ai comitati, alle donne e agli uomini, che configuri un nuovo modo di essere del Partito, non più comitato elettorale o federazione di comitati elettorali fra di loro infeudati, ma soggetto autonomo, di liberi iscritti, con circoli, organi dirigenti funzionanti e diffusi nei territori e nei luoghi di studio e di lavoro, presente nella società e nella rete, attivo culturalmente, cioè una libera comunità associata di donne e di uomini. Riteniamo che prima delle elezioni, in un Congresso tematico o in una Conferenza d’organizzazione sulla questione morale, il sistema politico e sul partito, si debba costruire un grande evento capace di raccogliere il malessere che investe la politica e di coinvolgere le forze più vive e attente del campo democratico e di sinistra.

Il Laboratorio Politico nel Pd e col Pd

Roma, 15 maggio 2012

Merci à vous pour cette si belle victoire ! – par Aurélie Filippetti

 

Aurelie Filippetti a Perugia  20 marzo 2008

Aurelie Filippetti a Perugia 20 marzo 2008

 

Merci à vous pour cette si belle victoire !

 

par Aurélie Filippetti

 

Merci à tous les Français qui ont participé à cette magnifique et nette victoire hier. Merci à François Hollande d’avoir conduit nos espoirs. Cela a été une immense fierté pour moi de participer à cette campagne électorale auprès de lui et au sein de cette équipe chaleureuse.

En route désormais pour les législatives, pour donner une majorité à notre nouveau Président.

A bientôt

Aurélie Filippetti

 

PER RICOSTRUIRE L’ITALIA:PRESENTATO A PERUGIA IL LABORATORIO POLITICO PER UNA SVOLTA A SINISTRA IN EUROPA

PERUGIA 11 aprile 2012 – (di Roberto Mincigrucci) Mai come negli ultimi anni, il modello democratico diffuso nei cosiddetti paesi occidentali è stato messo in discussione. Una crisi che travolge la democrazia in tutte le sue forme: dalla crisi economica, che ha smentito la concezione di crescita illimitata, alla crisi delle istituzioni, che appaiono sempre di più inadeguate a fronteggiare le sfide di una società globalizzata, fino alla crisi degli istituti di rappresentanza, come ad esempio i partiti politici, sempre meno in grado di mediare tra la società e i cittadini.

Proprio per questo il Partito Democratico tenta di effettuare un vero e proprio “colpo di reni”, uno slancio in avanti al fine di rilanciare la propria funzione propositiva e di trovare risposte adeguate alla “crisi esistenziale” che sta vivendo la società contemporanea.

Mercoledì 11 aprile in una Sala Della Vaccara Renato Locchi, Valerio Marinelli e Svedo Piccioni hanno lanciato l’iniziativa di un laboratorio politico “Per salvare l’Italia. Per una svolta a sinistra in Europa”, con lo scopo di lanciare idee e proposte in grado di stabilire solide coerenze e assonanze con la sinistra europea. Non una corrente politica, come più volte è stato ribadito nel corso dell’assemblea, ma un’occasione per riflettere valorizzando le idee del partito ed animare il dibattito interno, lasciando da parte nomi e nomine, concentrandosi su quella che dovrebbe essere la funzione primaria di chi fa politica, ovvero immaginare un futuro migliore e formulare le proposte per poterlo rendere realtà.

Durante il dibattito, nel quale hanno preso parte anche i promotori nazionali del “laboratorio politico” Pietro Folena, Sergio Gentili e Carlo Ghezzi, non si sono lesinate critiche alla sinistra, colpevole di essersi appiattita su posizioni difensive cercando di limitare gli effetti più aspri della globalizzazione, senza proporre però modelli alternativi, e si sono poste al centro della discussione le idealità socialiste e socialdemocratiche, tutt’altro che logore e vetuste come dimostrano le democrazie del Nord-Europa, alle quali vanno aggiunte quelle ecologiste e solidaristiche che già animano il Pd e che possono fare del Partito Socialista Europeo non una mera sommatoria di partiti nazionali ma un’entità concreta ed unitaria.

L’obiettivo di tale iniziativa non è quello di misurarsi tra correnti, ma di spostare l’intero asse del Partito Democratico, rendendolo in grado di fornire risposte adeguate e tempestive alle domande che repentinamente porge la società in momenti come quelli attuali. Proprio per questo tale iniziativa si rivolge sia agli iscritti del Partito Democratico che intendono rilanciarlo, sia ai non iscritti al Partito Democratico, ma che lo considerano comunque centrale nel rilancio di ideali socialisti e socialdemocratici nel contesto della sinistra europea.

“Caro Walter, così ci arrendiamo al pensiero unico” di Stefano Fassina

 LETTERA DI STEFANO FASSINA A WALTER VELTRONI

Caro Walter, ti scrivo dopo aver letto la tua intervista oggi a Repubblica, senza alcuno spirito polemico, soltanto nel tentativo di evitare valutazioni politiche fact free.

 

Primo, “La patrimoniale” esiste soltanto nel linguaggio dei media. Al Lingotto non fu proposta una imposta patrimoniale ordinaria universale (su tutte le famiglie) ad aliquota minima e finalizzata a ridurre l’indebitamento netto, come le imposte patrimoniali introdotte dal Governo Monti (circa 12 miliardi di euro all’anno permanenti). Al Lingotto fu proposta, seppur in termini generici, un’imposta patrimoniale straordinaria, ad aliquota elevata, sul famoso 10% più ricco delle famiglie italiane, finalizzata ad abbattere il debito pubblico di decine di punti percentuali di Pil (secondo le voci dei proponenti, circa 300 miliardi di euro one-shot). La corrispondenza tra quanto approvato dal Parlamento a Dicembre scorso e quanto proposto al Lingotto è come tra il giorno e la notte. Perché il Lingotto viene, ancora una volta, presentato come precursore dell’intervento di Monti? L’attuale governo ha scartato l’ipotesi Lingotto e tante altre simili, non perché “troppo di sinistra”, come ripeti spesso, ma perché oggi tecnicamente non fattibile e comunque se fosse fattibile, sarebbe drammaticamente depressiva fino ad annullare gli sperati benefici sul livello del debito pubblico. Non a caso, non esistono esempi nella storia economica di simili interventi. Se proprio vogliamo giocare a riconoscere corrispondenze, dovremmo dire che “la patrimoniale di Monti” è in sintonia con l’emendamento del Pd presentato alla manovra di Ferragosto.

 

Secondo, le imposte patrimoniali ordinarie universali introdotte dal Governo Monti e da te particolarmente apprezzate consistono sostanzialmente di Ici (ora denominata Imu). Dei circa 12 miliardi di euro all’anno raccolti dalle imposte patrimoniali ordinarie approvate dal Parlamento in Dicembre, oltre 11 derivano dall’Ici, ossia imposte sulla casa, su tutte le case (anche se la detrazione prevista lascia fuori quelle di minor valore, molte meno però di quelle escluse dalla deduzione decisa dal governo prodi nel 2007). Il miliardo residuo è dovuto alle imposte sulle auto di lusso, imbarcazioni di lusso, aereomobili e depositi in conto titoli. Sicuro che un governo progressista non avrebbe potuto fare meglio?

 

In generale, caro Walter, per valutare il tasso di riformismo del Governo Monti, dovremmo ricordare che il Decreto “Salva Italia”, oltre al brutale ed iniquo intervento sulle pensioni di anzianità, in particolare delle donne, ha introdotto maggiori imposte per circa 40 miliardi all’anno. Oltre all’Ici, si tratta di imposte sui consumi (Iva e accise), Tarsu ed addizionali regionali all’IRPEF, le quali, come noto, sono proporzionali, non progressive, sulle relative basi imponibili, quindi colpiscono in misura più consistente i redditi più bassi e medi. A Varese, all’assemblea nazionale di ottobre 2010, all’unanimità abbiamo votato le proposte della segreteria del Pd che, in quanto progressive (e progressiste), vanno in direzione opposta.

 

A proposito, di riforma della politica, caro Walter, obiettivo che da sempre ti sta a cuore come a tanti di noi, la prima regola per un dirigente nazionale sarebbe quella di affermare la posizione del partito di cui è parte. La posizione del Pd sul mercato del lavoro e sull’art.18 è diversa dalla tua, ovviamente legittima, ma minoritaria nel partito e più vicina, invece, alla linea del “pensiero unico” e alle proposte del centrodestra (è una constatazione, un fatto, non un’inaccettabile accusa di intelligenza con il nemico). In un partito serio, in un passaggio di fase così delicato, prima di dire la propria posizione, si dovrebbe ricordare la posizione del partito, sopratutto quando essa è stata votata dagli organismi dirigenti e confermata più volte, da ultimo nel Forum Lavoro del 12 gennaio scorso.

 

Infine, permettimi di notare una singolare conseguenza della tua valutazione del Governo Monti. Senza nulla togliere alla funzione positiva finora svolta dal Governo Monti, gli esempi da te ricordati soltanto in Italia sono considerati “riformisti”. In qualunque altro Paese civile, la lotta all’evasione, la ricostruzione di un decente servizio pubblico radiotelevisivo, l’applicazione senza distorsioni dell’Imu sugli immobili ad uso commerciale delle chiese, sono denominatore comune dell’arco costituzionale. Se il programma del Governo Monti è l’orizzonte di una forza progressista come il Pd, allora delle due l’una: o il PdL, che insieme a noi sostiene il governo Monti, è diventato un partito progressista, oppure la tua valutazione è sbagliata. Se fosse giusta, dovremmo essere conseguenti. Alle prossime elezioni il Pd dovrebbe presentarsi insieme al PdL, oltre che al Terzo Polo: una sorta di partito unico del pensiero unico. La fine della politica, non solo della democrazia dell’alternanza.